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Recensione (a cura di Paolo Miocchi)
- Da leggere ...
"Sull'orlo dell'infinito" di Paul Davies (Oscar Saggi Mondadori)
Ennesimo capolavoro di divulgazione scientifica questo saggio di Paul Davies,
il quale con il suo impeccabile e lineare stile narrativo conduce per mano il lettore
verso "quell'orlo sull'infinito" che tanto sconvolge l'animo dei fisici teorici
(e non solo); una sorta di "baratro" della conoscenza che si affaccia su luoghi
che definir misteriosi è veramente poco: le singolarità nude.
Sono, queste, regioni dello spazio-tempo in cui tutte le leggi note della
fisica cessano di valere e in cui, di conseguenza, l'accadere di un
qualsivoglia evento diviene di fatto impredicibile.
E qualcosa di simile sono quelle singolarità che risiedono al centro
dei buchi neri, nelle quali l'apparizione di quantità infinite (come la
densità di materia) priva di validità e di potere predittivo le attuali
teorie scientifiche, anche se tali singolarità sono pur sempre
"vestite" della presenza dell'orizzonte degli eventi del buco nero,
che rende la "spiacevole" situazione, per così dire, meno
"imbarazzante" e "sconveniente" agli occhi degli studiosi.
L'orizzonte degli eventi fa sì che niente,
nessun tipo di segnale o interazione o particella, possa mai emergere verso
l'esterno e venir quindi osservato da chicchessia.
Per cui il problema, in buona sostanza, quasi non si pone.
Ben altro "imbarazzo" e inquietudine sono provocati dalle singolarità nude che, come suggerito dall'attributo (scelto non a caso), permettono invece a
un qualunque segnale o particella, o chissà cosa, di sfuggire all'esterno ed
essere osservato!
Come lo stesso John Wheeler (l'astrofisico che inventò il termine
"buco nero") affermò con disappunto, "si tratta della peggior crisi a cui la scienza si sia mai trovata a far fronte".
Oltre che per la descrizione della natura delle singolarità nude,
Paul Davies ci fornisce un magistrale esempio di divulgazione di concetti assai ostici,
nonchè pieni di insidie e paradossi, come quello di infinito, in tutte le sue
sfaccettature. Allo stesso modo è difficile trovare testi più chiari,
comprensibili ed esenti da ambiguità, sui vari concetti e definizioni
riguardanti lo spazio-tempo, come i coni di luce, le linee d'universo, le
connessioni causali, la curvatura spazio-temporale ed altri ancora,
su cui l'autore ci illumina senza il "comodo" ausilio di formule o
diagrammi complessi.
Tale sforzo divulgativo si concretizza poi nella spiegazione del Teorema di Penrose
(dal nome del fisico che lo enunciò negli anni sessanta) che
dimostra appunto l'esistenza delle singolarità nude derivanti
dal collasso di stelle massiccie sotto ragionevoli, seppur non universali,
circostanze.
L'autore mette infine a dura prova la nostra immaginazione e capacità
d'astrazione, proponendoci le più affascinanti e intriganti speculazioni
teoriche sulla effettiva e intima natura di tali oggetti: connessioni
spazio-temporali verso altri Universi o scorciatoie verso luoghi
enormemente distanti nel nostro stesso Universo?
Non possiamo tuttavia che riflettere sul fatto che tanta maestria
nello spiegare le complesse e notevolissime conquiste dell'intelletto
umano, non può far altro che accompagnarci, con l'immaginazione, sull'orlo
di questi "luoghi singolari" da dove è veramente possibile sporgersi
nell'abisso e contemplare ... l'infinita ignoranza che ancora accompagna
l'Uomo nel suo avventuroso viaggio in questo Universo.
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