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Il tempo che non t'aspetti (Seconda parte)
(Luca Amendola)
Riprendendo il filo del discorso, interrottosi un numero fà ....
È possibile modificare il passato?
Se rispondiamo di sì, allora potremmo anche andare nel passato e fare in
modo che nostro padre non incontri mai nostra madre. Quindi noi non
esisteremmo. Ma allora chi è andato nel passato? (Nella letteratura
americana questo problema viene chiamato "il paradosso del nonno", ed è
espresso non senza brutalità con la seguente domanda: può qualcuno
uccidere il nonno prima che nasca suo padre?).
Se rispondiamo di no, cioè che il passato non si può modificare,
allora nel passato non possiamo fare proprio nulla, neanche respirare.
Ma chi ci impedisce materialmente di esercitare la nostra volontà?
Sembra ci siano solo due vie d'uscita al "paradosso del nonno". La prima è
sostenere che queste contraddizioni logiche siano un segnale del fatto che i viaggi
nel passato siano di fatto irrealizzabili, anche se a prima vista sembra
che la matematica della Relatività Generale li permetta. In Italia,
potremmo chiamare questo il "Principio di chi ha avuto, ha avuto, ha
avuto, ... etc", ma poiché è stato enunciato per primo da Stephen
Hawking, uno dei più grandi fisici del nostro tempo, si chiama
pomposamente "Principio di Protezione Cronologica". Il passato è passato,
qualcosa impedirà sempre la costruzione di una "macchina del tempo":
instabilità, irrealizzabilità pratica, lacerazioni della struttura
spazio-temporale, qualunque cosa. La storia è una sola e, per
esemplificare, il rigore di Baggio ai mondiali del 1994 non si
ripeterà.
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La forma e la direzione del tempo
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La seconda via d'uscita consiste nel ritenere che è possibile tornare al
passato ed anche agire su di esso, ma solo in modo da non contraddire
eventi effettivamente avvenuti. Questa è la risposta di Igor Novikov,
uno scienziato russo, e assume il nome di "Principio di Autoconsistenza".
Ad esempio, se una pallina di biliardo entra nel tunnel spazio-temporale
in A alle 11, esce da B alle 10.58 e urta se stessa alle 10.59, poco
prima di entrare in A, siamo in presenza di un "paradosso del nonno": la
pallina deviata non entra in A, ma allora chi è che è uscito da B alle
10.58?
La risposta di Novikiv è che la pallina non può fare
ciò che vuole, ma deve seguire le leggi della meccanica:
analizzando con rigore il moto, si scopre in effetti che la sola sequenza
meccanicamente possibile è quella per cui alle 10:58 una pallina esce da B,
urta alle 10:59 una pallina che, in conseguenza dell'impatto, viene deviata verso
la buca A (che altrimenti avrebbe evitato). Alle 11:00 la pallina entra
in A ed esce alle 10:58 da B giusto in tempo per urtare se stessa. Di
fatto, alle ore 10:59 esistono due copie della stessa pallina: quella
appena uscita da B e quella che sta viaggiando ignara verso la buca A.
Tutto è allora autoconsistente, perfettamente determinato sin dal
principio e non ci sono paradossi. Novikov e collaboratori hanno
analizzato tali sequenze in molti casi, trovando sempre una soluzione
non contradditoria. Il passato è passato, ma senza saperlo il passato ha
ricevuto visite dal futuro, che lo hanno aiutato a essere come è stato.
Il tempo è un anello senza punti di rottura, in cui passato e futuro si
saldano inestricabili.
Non c'è dubbio però che sia la soluzione di Hawking che quella
di Novikov lasciano un pò delusi. In entrambi i casi sembrano negare che sia
possibile fare qualcosa per modificare un passato che avremmo voluto
evitare. Non è quello che H.G. Wells aveva immaginato.
Ma alcuni fisici, duri a morire, avanzano ancora una speranza, che
potrei definire la "soluzione Everett". Secondo la meccanica quantistica,
ogni volta che due particelle interagiscono, ad esempio un elettrone che
incontra un antielettrone generando due fotoni, si realizza solo una
delle infinite possibilità che tali scontri permettono nel rispetto
delle leggi fondamentali.
Ad esempio, le due particelle potrebbero in
alternativa emettere un solo fotone, che poi immediatamente decade in un
altra coppia elettrone-antielettrone. La possibilità non realizzata,
secondo la visione canonica, è semplicemente persa per sempre, in favore
di quella effettivamente avvenuta. Ma Hugh Everett, un fisico americano,
propose negli anni '50 che anche le possibilità non realizzate fossero
da considerarsi "reali", nel senso che si producono anch'esse, ma non
nel nostro universo quanto, piuttosto, in un universo parallelo (più
esattamente, in un universo compresente col nostro, solo non osservabile).
L'interpretazione di Everett, detta anche "many-worlds"
(molti-mondi), non contraddice alcun principio fisico e anzi evita
diverse difficoltà concettuali della visione standard della realtà
quantistica (oltre a permettere scatenati "divertissement" letterari, vedi
"Assurdo Universo" di Frederick Brown).
Cosa c'entra con il "paradosso del nonno"? L'idea, sostenuta
recentemente dagli inglesi John Gribbin e David Deutsch, è che quando
Joe torna nel passato e sta per sparare al nonno, entra in un altro
universo che ha in comune con quello da cui proviene tutto il passato
fino a quell'istante, ma poi diverge al momento dello sparo: in un ramo,
il nonno evita il colpo e si sposa, generando il padre di Joe e infine
permettendo che Joe nasca e torni nel passato; nell'altro ramo,
l'attentato riesce, e Joe effettivamente non nasce.
Il ritorno nel passato realizza possibilità nuove che si sviluppano indipendentemente,
lungo universi paralleli. Nessun universo è, di per sè,
contraddittorio. In qualche ramo, stiamo ancora rivedendo la vittoriosa finale col
Brasile del 1994 e già che ci siamo abbiamo pure soffiato gli Europei
alla Francia (lì però bastava molto meno, ad esempio una contrazione
temporale di un paio di minuti verso il finale di partita :-).
La "soluzione Everett", gli universi che si biforcano, offre una semplice
via di uscita a tutti i paradossi temporali, se accettiamo l'idea
inquietante (se mai qualcosa possa ancora inquietarci!) che tornando nel
passato non rivivremo mai la stessa realtà due volte e soprattutto che
potremmo mettere in moto una serie imperscrutabile di eventi fuori
controllo (questa era la terza domanda: lo fareste?).
Sembra in effetti che l'idea dei "many-worlds" sia esattamente l'opposto di quanto sostiene
Novikov: ma non abbiamo detto che Novikov ha dimostrato matematicamente,
almeno in un certo numero di casi, il suo "Principio di Autoconsistenza"?
E Novikov è uomo d'onore, direbbe Shakespeare. È vero, ma
Novikov ha sempre usato solo argomenti non quantistici. Ovvero, non ha tenuto conto
che la realtà non è deterministica, ma probabilistica, che,
insomma, le cose possono essere o non essere, come direbbe sempre Shakespeare.
Le palline si urtano, certo, ma possiamo conoscere come e dove si urtano
solo con una certa approssimazione, anche nel migliore degli esperimenti
possibili. Anzi, in qualche caso, magari uno su un miliardo, in effetti
le palline non si urtano proprio e nessuna pallina entrerà nel buco A
in tempo per provocare l'urto fatale uscendo da B. Ma non c'è
contraddizione se ipotizziamo che la pallina che non entri in A, imbocchi
un universo parallelo in cui essa ha sempre viaggiato imperturbata,
senza collisioni, e senza repliche temporali di se stessa. Era un altro
universo parallelo quello da cui proveniva la pallina che diede
l'impulso necessario a cadere in B.
In altre parole, la soluzione Novikov, di tutte le infinite possibilità,
seleziona solo quella classica, deterministica. In tutte le altre
sequenze, palline provenienti dal futuro di altri universi collidono in
modo diverso; in molti di essi la pallina non cade mai in A e quindi non
riemerge in B, senza paradossi. In ogni esperimento la soluzione
Novikov, in quanto soluzione classica, è la più probabile,
quella che la maggior parte degli universi seguirà e quindi quella
che probabilmente ci troveremo a osservare.
Ma da qualche parte, quello che avremmo sempre
sperato si è realizzato e non è escluso che possiamo raggiungerlo.
Il finale lascia qualche speranza, ma non molte se ancora pensate al
rigore di Baggio. La natura probabilistica dei fenomeni riguarda tutta
la materia, ma è tanto più pronunciata quanto più gli oggetti
dell'esperimento sono particelle piccolissime, infinitesime. Se però
giochiamo con palline da biliardo, la soluzione classica di Novikov,
quella autoconsistente ed esente da universi paralleli, è di gran lunga
la più probabile e, in pratica, l'unica che effettivamente si
produrrà. E il pallone da calcio non è certo una particella
infinitesima ...
Ulteriori letture:
Novikov I.: "Il fiume del tempo", ed. Longanesi
Davies P.: "I misteri del tempo", ed. Mondadori
Gribbin J.: "Costruire la macchina del tempo", ed. Aporie
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