3 Giugno 2002
Un esperimento "pensato" dagli astronomi del Medioevo ...
(Daniela Villani)

Un astronomo medioevale si sporge al di là della sfera delle stelle fisse ...

L'immagine medioevale del mondo risale ad Aristotele e Tolomeo. L'incisione riportata qui a lato, dalle origini quanto mai controverse, apparsa per la prima volta nel 1888 in bianco e nero, nel libro di Camille Flammarion "L'Atmosphere: Météorologie Populaire", sembra riprodurre un esperimento "pensato" comunemente dagli astronomi del Medioevo, legato ai concetti di spazio e di finito ereditati dalla cosmologia di Aristotele:

"Se un uomo potesse viaggiare fino a raggiungere la sfera più esterna delle stelle fisse, cosa accadrebbe se quest'uomo tentasse di stendere il suo braccio oltre la sfera più esterna? Il suo braccio si "troverebbe" da qualche parte?"

Al di là delle stelle fisse ...
Questa domanda, riformulata dai cosmologi moderni, potrebbe tradursi in:

"Cosa c'è oltre l'Universo?"

La risposta di Aristotele alla "quaestio" cosmologica sollevata dagli astronomi del Medioevo è la seguente:
"È evidente che non esiste spazio o vuoto o tempo al di là del Cielo [la sfera più esterna delle stelle fisse, Nda]. Ovunque, un corpo può essere presente; e il vuoto è detto essere ciò in cui la presenza di un corpo, sebbene non reale, è possibile; e il tempo è il numero di movimenti. Ma in assenza di un corpo naturale non c'è movimento, e al di là del Cielo [...] un corpo non esiste né può arrivare ad esistere. È chiaro allora che non esiste né spazio, né vuoto, né tempo, al di là del Cielo. Quindi qualunque cosa ci sia lì è di una natura tale da non occupare alcuno spazio, né essere soggetto allo scorrere del tempo [...]"
Per Aristotele, dunque, il Cielo (inteso come Universo) è finito, un mondo chiuso ed eterno, contenuto all'interno di una sfera che non sta in alcun luogo, poiché al di là di essa c'è solo il vuoto, un vuoto inteso come assenza di materia, di spazio e di tempo !! Qualunque cosa ci sia oltre il Cielo, non occupa alcuno spazio e non può essere soggetto allo scorrere del tempo.

Lo spazio propriamente detto, non esiste in senso assoluto, esistono solo dei luoghi in cui sono collocate le cose; laddove una cosa non c'è non esiste neanche uno spazio vuoto !

"Cosa c'è dunque oltre la sfera più esterna dell'Universo?"

Se l'Universo ha un limite, la sfera più esterna delle stelle fisse, cosa c'è oltre? Il nulla, non inteso come "spazio vuoto"? O un "vuoto extra-cosmico", in cui Dio è onnipresente? Se esistesse tale vuoto, potrebbe un uomo stenderci una mano? Questa mano esisterebbe da qualche parte?

La possibile esistenza di un "vuoto extra-cosmico" e ciò che sarebbe accaduto se l'uomo fosse giunto fin lì sono stati i temi più dibattuti dai cosmologi del Medioevo. Nonostante i loro siano stati soltanto degli esperimenti "pensati", delle pure astrazioni mentali, nondimeno hanno giocato un ruolo fondamentale nel processo di revisione delle definizioni e dei postulati della fisica aristotelica, un processo che ha visto la trasformazione del concetto di luogo in quello, ben diverso, di spazio assoluto, inteso come recipiente degli oggetti materiali, un continuo tridimensionale, vuoto, statico ed euclideo, ripreso successivamente dalla fisica di Newton.

E malgrado sia passato pressappoco un millennio da quando i cosmologi medioevali si cimentavano in questa sorta di esperimenti "pensati", la comprensione delle proprietà e del comportamento dello spazio rappresenta ancora oggi uno dei maggiori obiettivi della fisica moderna! Nel 1917, Albert Einstein, il padre della relatività generale, affermava: "lo spazio non è semplicemente un "vuoto": al contrario, è un "qualcosa" di reale, flessibile ed estensibile."



Referenze sul Web:

"This is NOT a Medieval Woodcut!" di Kerry Magruder
"Storia della scienza e della tecnica" - lezioni del Prof. G. Stabile e del Prof. P. Galluzzi





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