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Flyby

Il termine "flyby" indica il "passaggio di un veicolo spaziale vicino a un corpo celeste".
Tale passaggio produce un "effetto fionda" sul veicolo!

In che modo?

Quando si studiano le traiettorie delle sonde interplanetarie, si sfrutta la presenza di un pianeta lungo il percorso al fine di utilizzarne la spinta gravitazionale fornita come "rifornimento" di energia cinetica per la sonda. È la cosiddetta tecnica del "gravity-assist".

Prendiamo come esempio una sonda diretta verso Giove: nella fase di avvicinamento, essa cadrà verso il pianeta attratta dal suo forte campo gravitazionale, proprio come una mela che si stacca da un albero cade verso la Terra.
Ma poiché la sonda possiede la velocità di fuga necessaria per non restare "imbrigliata" in un'orbita attorno a Giove, dopo essersi avvicinata al pianeta, proseguirà il suo cammino allontanandosi da questo con una velocità leggermente superiore a quella che aveva prima dell'avvicinamento. Dopo aver superato Giove, la sonda rallenterà nuovamente a causa dell'attrazione del pianeta.
In questo modo, la sonda si è assicurata una spinta "gratis", che le garantirà tra l'altro un notevole risparmio di propellente!
Ciò che rende efficiente questa tecnica è il fatto che ... il pianeta si muove!
Nel caso di Giove, esso percorre la sua orbita ellittica intorno al Sole, lunga poco più di 5 miliardi di chilometri, alla velocità di circa 48.000 km/h. Se la sonda si muove nella stessa direzione di Giove, si può "agganciare" ad esso ed essere accelerata fino a raggiungere la stessa velocità del pianeta.
Affinché ci sia questa sincronia, le sonde devono essere lanciate entro intervalli di tempo ben precisi, chiamati "finestre di lancio".