Giugno 2001
Destinazione Plutone (Seconda Parte)
(Giuseppe Nobile)

Dopo un anno circa dalla scoperta, fu completata l'esatta conoscenza dell'orbita di Plutone: uno strano lungo cammino, intorno al Sole, di 248 anni, così eccentrico da trovarsi, in prossimità del perielio, all'interno dell'orbita di Nettuno e inclinato di 17 gradi sul piano dell'eclittica. Le dimensioni del pianeta rimasero incerte per l'estrema difficoltà di studiare un mondo così lontano, un infimo punto di luce di quattordicesima magnitudine nei telescopi.

Da allora fin quasi alla fine degli anni 70, tutto quello che si riuscì a fare fu determinare il periodo di rotazione, di 6,4 giorni, e individuare la presenza di metano ghiacciato sulla superficie. Poi giunse un'inaspettata sorpresa: la scoperta del grande satellite di Plutone, avvenuta nel 1978 da parte di James Christy, mentre misurava su alcune lastre fotografiche la posizione del pianeta, per affinare i dati orbitali. Fu battezzato appropriatamente Caronte.

L'orbita di Plutone
La presenza del satellite, oltre a rendere Plutone estremamente più interessante, permise di determinare parametri fondamentali, rimasti fino ad allora misteriosi. Dal periodo orbitale di Caronte, di 6,3 giorni a 19.000 chilometri di distanza da Plutone, fu possibile stimare la massa totale del sistema pianeta-satellite e, di conseguenza, il diametro di Plutone, compreso tra 2.000 e 5.000 chilometri. Bisognerà attendere gli anni 80 per una stima più precisa, resa possibile dal fortunato e particolare orientamento dell'orbita di Caronte rispetto alla Terra.

Si scoprì, infatti, che, tra il 1985 e il 1991, l'orbita del satellite sarebbe stata vista dal nostro pianeta esattamente di profilo, circostanza questa che avrebbe permesso occultazioni reciproche tra Plutone e Caronte. Un inatteso regalo agli astronomi, che avrebbero avuto tra le mani preziose informazioni, altrimenti impossibili. Misurando con accuratezza i tempi di sovrapposizione dei due mondi lontani e studiando le variazioni della loro luminosità, in altre parole la loro curva di luce, sarebbe stato possibile ottenere dati precisi sulle dimensioni, la densità, le composizioni e perfino i particolari superficiali, sia di Plutone che di Caronte.

Da questi rilievi e dagli altri che si sono succeduti fino ai nostri giorni, il più lontano pianeta del Sistema Solare si è rivelato ai nostri occhi un mondo di eccezionale interesse.

Plutone e Caronte
Ora sappiamo che Plutone ha un diametro di 2.320 chilometri e Caronte di 1.270 chilometri e che il satellite, mentre ruota, rivolge al pianeta sempre lo stesso emisfero, come fa la Luna con la Terra. (Per inciso, a differenza della Terra, anche Plutone volge al satellite sempre la stessa faccia !!). Sappiamo anche che Plutone ha una superficie di colore rosato, fortemente contrastata, e che possiede una tenue atmosfera, capace di trasportare composti volatili, da una zona all'altra, durante le lentissime variazioni stagionali. Le sostanze coinvolte, l'azoto, l'ossido di carbonio, il metano e l'acqua, formano una complessa mistura di nevi esotiche. Sembra che durante i lunghi anni, in prossimità dell'afelio, l'atmosfera si condensi al suolo, divenendo progressivamente sempre più tenue.

Nel 1992 un fatto nuovo avrebbe dato un forte scossone al nostro modo di considerare Plutone. Nell'agosto di quell'anno fu scoperto uno strano corpo, assai debole di splendore, identificato con la sigla 1992 QB1. Era il primo di una lista di corpi celesti, destinata ad allungarsi sempre più, orbitanti intorno al Sole, al di là di Nettuno, raccolti in una fascia, chiamata Banda di Kuiper. A tutt'oggi se ne conoscono più di 350. Sono importanti perché ritenuti primitivi e assai poco differenziati, forse ciò che resta del materiale primordiale dal quale si formarono i pianeti, in grado, quindi, di fornirci importanti informazioni sulla nascita del Sistema Solare.

A quel punto sorse prepotentemente una domanda: Plutone poteva essere il rappresentante maggiore di questa famiglia di corpi celesti? Si è perfino arrivati a voler togliere a quel mondo lontano il diritto di essere considerato il nono pianeta del Sistema Solare !

Al di là di discussioni poco costruttive, sembra che Plutone sia molto più complesso della media degli appartenenti alla Banda di Kuiper. In attesa di ulteriori sviluppi, i sempre più potenti telescopi sulla Terra creano mappe dettagliate delle macchie superficiali di Plutone: l'ultima, pubblicata qualche settimana fa, mostra il pianeta come ci appariva Mercurio ai tempi di Schiaparelli !

La mappa di Plutone
Quanto tempo dovremo ancora aspettare per ammirare i veri paesaggi plutoniani? Purtroppo molto. Ma quando finalmente quel giorno arriverà, tutto quello che saprà dirci quel piccolo mondo sperduto ci lascerà, ancora una volta, stupiti dinanzi alla fantasia e alla grandiosità della Natura.





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