Marzo 2001
Il Trionfo della Luna (Parte Terza)
(Daniela Villani)

La Luna, questo astro del cielo mutevole ed enigmatico, fedele compagno di viaggio della Terra da più di 4 miliardi di anni, è depositaria di un triplo mistero. Quale?

Ce lo svela Isaac Asimov, noto scrittore di fantascienza, ma anche grande divulgatore scientifico, ne "La Tragedia della Luna", opera pubblicata nel 1972. Secondo l'Autore, infatti, alla Luna si deve l'inizio dell'evoluzione della vita sulla terra, con la colonizzazione dei pendii continentali ai margini degli oceani, per mezzo delle sue maree. Ma non solo! La presenza di questo astro, dalla forma cangiante, spinse l'uomo al calcolo e alla generalizzazione, per seguirne le tracce nel cielo, e dunque allo sviluppo della matematica e delle scienze.
"I primi Due Trionfi della Luna"!

A questo punto, concludiamo la lettura di Asimov, andando a scoprire
  • Il Terzo [e ultimo] Trionfo della Luna ...
"E cosa ancora? Io ho parlato di tre crisi; per la terza, dobbiamo spingerci molto indietro nel tempo ...

Nel terzo millennio A.C., la prima grande civiltà, quella dei Sumeri nella valle bagnata dal Tigri-Eufrate, era nel pieno del suo splendore. In quel paese dal clima asciutto, il cielo notturno era brillante, ovunque lo si guardasse, e c'era una casta sacerdotale che aveva tempo a disposizione per studiare il cielo, con delle motivazioni religiose per fare ciò.

Con tutta probabilità, furono questi sacerdoti i primi a notare che, sebbene la maggior parte delle stelle mantenesse la propria posizione nel cielo, notte dopo notte, a tempo indeterminato, cinque di esse, tra le più luminose, cambiavano continuamente posizione rispetto alle altre, notte dopo notte. Questo rappresentò la scoperta dei pianeti, che essi distinsero con i nomi delle divinità, abitudine che abbiamo conservato fino ai giorni nostri. Essi notarono che anche il Sole e la Luna cambiavano continuamente posizione rispetto alle stelle, e così anche questi corpi celesti furono considerati dei pianeti.

I Sumeri furono i primi (forse) a seguire nel cielo il movimento dei pianeti, oltre quello della Luna, e a tentare di generalizzare i moti planetari, oltre quello lunare. Tutto ciò fu continuato dalle civiltà successive che ereditarono le loro tradizioni, fino a che i Caldei, che governarono la valle del Tigri-Eufrate nel sesto secolo A.C., svilupparono un buon sistema di astronomia planetaria.

I Greci presero in prestito l'astronomia planetaria dai Caldei, e la elaborarono ulteriormente in un sistema che Claudio Tolomeo pose nella sua forma finale nel secondo secolo A.C..

Il sistema tolemaico poneva la Terra al centro dell'universo. La Terra era circondata da una serie di sfere concentriche. La più interna sosteneva la Luna, la successiva Mercurio, quindi Venere, il Sole, Marte, Giove e Saturno, in quest'ordine. La sfera più esterna sosteneva le stelle fisse.

Ora, consideriamo gli oggetti del cielo, uno per uno, e vediamo come questi hanno potuto impressionare i primi osservatori. Supponiamo, dapprima, che solo le stelle fossero visibili nel cielo.

In questo caso, non esisteva alcuna ragione per qualsiasi astronomo, sia Sumero sia Greco, di assumere che queste fossero nulla di diverso di quanto apparivano essere: punti luminosi di luce contro lo sfondo scuro del cielo.
Il fatto che esse non cambiassero posizione rispetto alle altre, anche dopo lunghi periodi di osservazione, faceva supporre ragionevolmente che il cielo fosse una sfera solida nera, contenente la Terra, e che le stelle fossero conficcate in questo cielo solido come minuscole puntine da disegno luminose.

Era inoltre ragionevole supporre che il cielo con le sue stelle fosse un semplice rivestimento, e che la Terra, e solamente la Terra, costituisse l'universo essenziale. Essa doveva essere il mondo, l'unica cosa esistente che l'uomo potesse abitare.

Quando Mercurio, Venere, Marte, Giove, e Saturno furono scoperti e studiati, non aggiunsero nulla di sensazionale a questo quadro. Essi si muovevano indipendentemente, cosicché essi non potevano essere affissi al cielo. Ciascun pianeta doveva essere conficcato in una sfera separata, una interna all'altra, e ciascuna di queste sfere doveva essere trasparente, altrimenti le stelle non sarebbero state visibili attraverso di esse.

Questi pianeti, tuttavia, apparivano, agli occhi degli osservatori primitivi, semplicemente come tutte le altre stelle. Erano più brillanti di queste e si muovevano differentemente, ma erano solamente dei punti luminosi in più.
La loro esistenza non interferiva con il fatto che la Terra fosse l'unico mondo.

E il Sole?

Questo, senz'altro, è unico nel cielo. Non è un punto di luce, ma un disco di luce, diversi milioni di volte più brillante di qualsiasi altra stella.
Quando era visibile in cielo, colorava questo di blu, cancellando qualunque semplice punto di luce.

Ma ancora, sebbene il Sole fosse molto di più, esso non era molto differente. Tutte le stelle e i pianeti, insieme al Sole, erano composti di luce, mentre la Terra era scura. I corpi celesti erano immutabili, mentre tutto sulla terra era corrotto, andava in rovina, e cambiava ... Il Cielo e la Terra sembravano, in sostanza, differenti! ...

Sembrava come se tutto contribuisse a mostrare il cielo ben separato e lontano dalla Terra, unico mondo...

... a eccezione della Luna.

Come il Sole, essa è molto più di un semplice punto di luce. Può essere anche un disco pieno di luce, sebbene sia centinaia di migliaia di volte meno brillante del Sole. Ma a differenza del Sole o di qualsiasi altra cosa nel cielo, la Luna cambia, con regolarità, la sua forma.

Perché la Luna cambia la sua forma?

Indubbiamente, il primo pensiero dell'uomo deve essere stato che quanto sembrava accadere, in realtà, accadesse: che, ogni mese, una nuova Luna nascesse dal fuoco del Sole.

Tuttavia, alcuni Sumeri devono aver nutrito qualche dubbio in merito.
Uno studio completo e accurato della posizione della Luna nel cielo rispetto al Sole deve aver fatto loro comprendere che la porzione luminosa della Luna era sempre quella rivolta al Sole. Come la Luna cambiava posizione rispetto al Sole, veniva man mano illuminata in modo diverso, dando luogo a un progressivo cambiamento di fase, quello visto dalla Terra.

Se le fasi della Luna furono interpretate in questo modo, fu chiaro che la Luna era una sfera illuminata solamente dalla luce riflessa dal Sole. Solo metà di questa sfera era illuminata dal Sole, in un dato istante, e questa semisfera illuminata cambiava posizione, dando luogo alla successione delle fasi.

Per dimostrare ciò, fu sufficiente osservare che, con la Luna crescente, la porzione non visibile poteva qualche volta essere intravista in una debole luminosità rossastra. Essa era lì, ma semplicemente non veniva illuminata dal Sole.

Al tempo dei Greci, che la Luna splendesse solamente per la luce riflessa dal Sole era cosa ormai accettata senza obiezioni.

Ciò significava che la Luna non era un corpo intrinsecamente luminoso, come tutti gli altri corpi celesti sembravano essere. Essa era un corpo oscuro, come la Terra. Essa brillava di luce riflessa, come la Terra.

Inoltre, il corpo della Luna, diversamente da quello del Sole, mostrava chiaramente dei segni permanenti, macchie oscure che "sporcavano" la sua luminosità. Ciò significava che, diversamente dagli altri corpi celesti, la Luna era visibilmente imperfetta, come la Terra.

Fu possibile supporre, allora, che la Luna era un mondo come lo era la Terra; che avrebbe potuto avere degli abitanti, come era successo per la Terra.
Fin dai tempi antichi, quindi, la Luna (e solo la Luna) diede all'uomo la nozione di molteplicità dei mondi. Senza la Luna, l'uomo non avrebbe mai raggiunto questa consapevolezza, almeno prima dell'invenzione del telescopio ...

Ancora, è solo la Luna, solamente la Luna, a essere abbastanza vicina alla Terra da permettere una stima della sua distanza (e delle sue dimensioni) con i metodi trigonometrici basati sulle osservazioni a occhio nudo. Senza la Luna, sarebbe stato impossibile ottenere informazioni sulla distanza e le dimensioni di un qualsiasi corpo celeste, prima dell'invenzione del telescopio. E senza la spinta a conoscere la distanza e le dimensioni della Luna, ci sarebbe mai stato del tutto l'impulso a esplorare il cielo, anche dopo che il telescopio fu inventato e usato per scopi militari?

Nel 1609, Galileo utilizzò per la prima volta il telescopio per scopi astronomici.

Il ritratto della Luna
Egli studiò il cielo e trovò che, attraverso il suo telescopio, i pianeti, che sembravano dei puntini luminosi quando osservati a occhio nudo, apparivano essere delle sfere di luce, ben distinte ... La conclusione era inevitabile.
Tutti i pianeti, che apparivano come stelle - Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno - erano mondi come la Luna. Essi apparivano come semplici puntini luminosi, poiché erano molto più distanti da noi rispetto alla Luna ...

Sulla Luna, Galileo vide montagne, e ombre oscure che egli interpretò come mari. La Luna era chiaramente un mondo come la Terra: imperfetto, irregolare, montuoso.

Naturalmente, voi potete dire che Galileo avrebbe potuto dimostrare la pluralità dei mondi per mezzo del telescopio anche se la Luna non fosse esistita ...

... ma l'uomo avrebbe potuto tentare di rendere i voli spaziali una realtà, se la Luna non fosse esistita? ...

No, è la Luna, solamente la Luna, che ha reso possibili i voli spaziali, rendendoci consapevoli dell'esistenza di altri mondi, oltre il nostro, e quindi offrendoci un facile trampolino con il quale poter affinare le nostre tecniche e dal quale eventualmente compiere un salto maggiore, verso mondi più lontani."

La Luna fotografata da Apollo 17




Liberamente tratto da:

"The Triple Triumph of the Moon" by Isaac Asimov - Australia Web Publication by "Mountain Man Graphics"





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