Novembre 2000
Il nuovo volto di Giove
(Giuseppe Nobile)

Nel mese di dicembre 1973 una piccola astronave automatica, il Pioneer 10, sfiorò Giove durante una vertiginosa corsa che l'avrebbe portata al di là del Sistema Solare a perdersi negli immensi spazi interstellari della Galassia. Seguita dalla gemella Pioneer 11 un anno più tardi, nonostante le due sonde non fossero attrezzate al meglio per riprendere immagini, permisero per la prima volta di gettare uno sguardo da vicino all'immensa atmosfera gioviana perennemente sconvolta da venti tempestosi e fasce di nubi in continua evoluzione.
I Pioneers dimostrarono la possibilità di attraversare senza danni la temuta fascia asteroidale tra le orbite di Marte e di Giove, e la sopravvivenza dei delicati apparati elettronici di bordo nella magnetosfera interna gioviana, colma di pericolose radiazioni. Esse aprirono la strada a quella che sarebbe diventata la prima vera esplorazione del sistema gioviano: la missione dei Voyager.

Due astronavi identiche, Voyager 1 e Voyager 2, attraversarono il dominio di Giove nel marzo e nel luglio 1979 rispettivamente, orientando i loro strumenti di ricerca, ben più sofisticati di quelli dei Pioneers, verso il pianeta gigante e la smisurata corte delle sue lune. La loro rotta, studiata con cura, avrebbe permesso alla forza gravitazionale di Giove di accelerarle deviandone la traiettoria senza però imprigionarle in un'orbita intorno al pianeta, consentendo alle due astronavi di proseguire il viaggio verso Saturno. Un sorvolo chiamato tecnicamente "flyby".
I delicati sensori delle due navi spaziali effettuarono scoperte rivoluzionarie: la grande Macchia Rossa e gli ovali bianchi, entità caratteristiche ed enigmatiche dell'atmosfera gioviana, risultarono regioni di alta pressione. Si videro fulmini giganteschi balenare tra le nubi, si scoprì un anello sottile di fine materiale polverizzato attorno al pianeta.

Sulla superficie del satellite Io, ricoperta di composti dello zolfo, apparvero vulcani in eruzione, mentre quella di Europa si presentò estremamente liscia e ghiacciata con la possibilità della presenza di un oceano d'acqua sottostante. Si dedusse infine l'esistenza d'interazioni complesse della magnetosfera del pianeta con i satelliti maggiori.

Il satellite Europa
I Voyager con i loro successi avevano offerto un'istantanea per quanto approfondita dell'ambiente gioviano. Il passo successivo sarebbe stato l'inserimento in orbita intorno al pianeta di un'astronave automatica di ricerca con il grande vantaggio di poter compiere osservazioni per un periodo di tempo molto più lungo in modo assai più completo.
Fu quello che si tentò di fare con l'ambizioso progetto Galileo. Partita dalla Terra dopo lunghi rinvii, nell'ottobre 1989, l'astronave Galileo iniziò la sua lunga avventura, penalizzata dall'incompleta apertura dell'antenna di comunicazione principale. Nonostante l'inconveniente, dal dicembre 1995 percorre intorno a Giove orbite continuamente variate dall'azione delle forze gravitazionali del pianeta e dei suoi satelliti maggiori che ha incontrato più volte.
La raccolta notevolissima d'informazioni ha permesso di capire meglio i complicati moti atmosferici di Giove alle varie latitudini, le caratteristiche del campo magnetico, la composizione delle nubi e di ricostruire le storie geologiche dei grandi satelliti galileiani.
Infine una piccola sonda staccatasi dalla Galileo cinque mesi prima del suo arrivo è penetrata nell'atmosfera del gigante per misurarne in situ composizione, temperatura, moti e densità prima di essere distrutta nelle profondità.
Il satellite Io
Ora mentre la Galileo continua ancora il suo paziente lavoro, un'altra grande nave si avvicina a Giove. È stata chiamata Cassini in onore del grande osservatore francese. Sfiorerà il pianeta alla fine dell'anno a una decina di milioni di chilometri di distanza, accelerando verso la sua ultima meta: Saturno. Ma già da qualche settimana i suoi occhi elettronici, che rappresentano quanto di meglio la tecnologia attuale abbia saputo realizzare, sono stati diretti verso Giove.
Le primissime immagini riprese da una distanza di 84 milioni di chilometri sono entusiasmanti, la loro qualità senza precedenti appare chiara al primo sguardo, dimostrando i progressi compiuti nell'acquisizione delle immagini.
Mostrano un Giove nuovo, ricchissimo di dettagli dalle mille sottili sfumature di colore, un mondo alieno e complesso come forse non l'avevamo mai visto.

Cosa sarà capace di fare la Cassini quando transiterà alla minima distanza dal re dei pianeti? Capire Giove significa immaginare un mondo immenso, vasto più di dieci volte la nostra Terra. Librarsi tra le sue nubi velenose di ammoniaca, sotto un cielo velato di sottile nebbia appena palpabile, mentre verso il basso ampie voragini aperte nel manto nuvoloso lasciano intravedere le irraggiungibili profondità del pianeta, dove fulmini e tuoni d'immane potenza squarciano le tenebre. Farsi catturare da venti impetuosi e improvvisi d'inaudita violenza per poi ritrovare la quiete in un ambiente atmosferico diverso, colorato e impressionante al tempo stesso. Ma Giove è molto molto di più di tutto questo.
La sonda Cassini fotografa Giove
L'astronave Cassini, ormai giunta nel suo regno sconfinato, ce ne parla in modo nuovo, migliore, per farci sognare ancora del giorno lontano in cui ci troveremo sul posto, sgomenti e increduli innanzi a quello straordinario mondo.





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